W LA FUGA – Elogio del fuggitivo

Fuggitivo e non fuggiasco perchè il secondo rima con Vasco, e il “ghibellìn fuggiasco” mi ha sempre fatto ridere.

E poi perchè Harrison Ford e ciao.

A volte scappo anch’io.

E mi sento molto più onesta così, punto.

Non so biasimare chi scappa, quando non è il capitano di una nave.

Fuga dei cervelli, fuga di gas, ma va’ in fuga, l’arte della fuga, galline in fuga.

Che ragionamento è “prima o poi resterai da sola”?

Oppure “se cancelli le persone dalla tua vita, finirai cancellata pure tu” – con la faccia spiritata e il dito alzato – ?

Se la proprietà commutativa non è un’opinione questo dovrebbe essere l’ultimo dei problemi.

E poi sono stufa marcia dell’ infelicità.

L’infelicità vera la fai e basta. Ci sguazzi dentro, te la spalmi sul pan carrè e ti fa pure compagnia.

Il resto è vuoto, vuoto cosmico e una manciata di merda.

I soldi fanno che hai tempo di pensarci, a queste stronzate.

L’infelicità è una cosa da proprietari terrieri.

Io ho un pesce, qualche libro e una piantina di prezzemolo.

Andasse proprio male mi resterebbe addirittura il condimento.

Una risposta a “W LA FUGA – Elogio del fuggitivo

  1. [...] che un elogio della fuga l’avevo fatto appena pochi post fa.        Penso a quando sono scappata io, e, di solito, [...]

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