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meglio dentro

*RANCORE ALERT: tutta l’immensa troiata che sto per produrre è solo cacca di piccione. E ve lo dice una che ha capito al massimo una settimana fa che i passeri non sono i piccoli dei piccioni. C’è un enorme filtro rosso tra me e le mie parole, non credete a niente.

Fate come me, tenetevi tutto dentro.

Poi iniziate a farvi sentire sempre meno, sempre meno. Che la vostra mancanza la sente al massimo l’operatore telefonico.

Perché ah, la strage, AH, il terremoto, ah, meh, ghgh OH cesùcesù. Ma col tuo pensiero più nobile ci fanno il materiale spugnoso dei Pampers.

Poi succede che AH LA NOIA oddio no, ecco, la noia.

Ecco il vetro opacizzato dei cessi, ecco qui, si stanno annoiando! I fottuti insetti bianchicci si annoiano mortalmente. E adesso? Adesso cercano brillantezza nella quantità.

Con disgusto infilano le loro zampine rattrappite dalla noia in questo augusto vaso di merda che è il tuo cervello. Toh! Un pensiero colorato. Toh! Un brillantino spento. Un avanzo di semplicità. Un’ombra felice. Buon appetito.

Tenetevi tutto dentro, costruite staccionate immense per proteggere un grammo di fango felice.

Ho iniziato ad avere paura di chiunque non sappia godersi la propria ineluttabile mediocrità.

A credere nella disperazione, ma mai, mai, mai più nella tristezza.

Tutto questo è disturbante, nella misura in cui non è necessario.

Non lasciatevi regalare nemmeno la carta, è tutto un imbroglio.

“Di che ti sei fatta stamattina Raffa?”

“Di uova al tegamino, ma non erano le mie.”

santo ma non troppo

[Se guardando l'immagine avete pensato prima "TETTE" che "uovaltegamino", ci siamo.]

Riparto malissimo:

“NEL MIO ULTIMO POSTblabllblaa”.

La faccio breve: ero andata a mangiare sushi, sono morta e ho pensato bene di battere la concorrenza sul tempo e ripigliarmi di mercoledì, che è santo, ma non troppo, che i bambini a scuola ci sono venuti lo stesso.

Ad essere sincera sta cosa dell’uccello che rinasce dalle ceneri mi ha sempre lasciata abbastanza indifferente.

Forse perchè Silente, forse perchè negli anni ’90 andava di modissima lanatra all’arancia, e metti che anche la fenice l’avrei preferita con un po’ di salsina agrodolce, così.

Del resto delle anatre non so molte cose.

Ovvio che qui parte il bridge in corsivo con tanto di citazione di SSSSalinger che poi i miei amici immaginari e non mi prendono per il culo e restano solo quelli immaginari e poi pure loro mi fanno un intervento e io continuo a citare sempre le stesse quattro cose e resto sola col culo ghiacciato nel lago a Central Park.

Per la sex corner di oggi parleremo proprio di anatre.

In quest’ultimo mese la riproduzione delle anatre è stata il mio principale oggetto di studio. E questo spiega molte cose. In realtà ci ho capito pochissimo, ma quanto basta per spaventarmi a morte.  Se proprio ve la sentite, QUI.

La mia cronologia ha già indetto lo sciopero.

Il mio fegato invece tiene duro, quindi arriverò in fondo a “Non tutti i bastardi sono di Vienna” e riuscirò a celebrare con nuovo sushi e ottimo vino il pesce risorto.

P.s. Il Guercio era quasi morto, ma si è ripreso per il mio compleanno, e qualcosa dovrà pur significare.

Posticazzi?

Domani il mio amico Ch. e io andremo come di consueto a disfarci il retto al wok-sushi-buffet per la modica cifra di 10.90 euro. Caffè offerto dagli amici della triade incluso.

Per Ch. e me, che in questo periodo ci pesiamo i 30 grammi di pastina da far galleggiare nel brodo vegetale, naturalmente solo per guardarli navigare da una sponda all’altra del piatto, il momento del sushi (pluri-)settimanale riveste una certa importanza.

Voi lo avete avuto il nonno che vi dice di non iniziare a mangiare il risotto partendo dal centro del piatto? Di fare il vulcano e partire dall’esterno? Il mio diceva di fare il Vesuvio, ma non l’ha mai detto a me, perchè non l’ho conosciuto, e nemmeno a mio fratello. Però sono sicura che ce lo avrebbe spiegato così, e se non ci siamo ancora scottati la lingua credo lo dobbiamo a lui.

Cosa c’entra? C’entra quanto il fatto che sto rileggendo Anna Karenina. E che Vronskij viene voglia di scoparlo selvaggiamente a cowgirl per poi rivestirsi in fretta e non farsi più viva per mesi. Niente post-it sul cuscino, ovvio.

Al massimo un Post Scriptum post coito in cui specifico: “fuori c’è il sole, vado a comprarmi dell’arsenico per celebrare l’avvento annuale dei pinocchietti.”

P.p.s. Se volete unirvi alla susciata siete i benvenuti, ma il caffè lo offrono solo a noi.

a casa

Piani alti, niente animali, piante, bambini.

Un poster di Grindhouse. Vicini rumorosi. Sughi pronti. Letti caldi.

La casa dei sogni.

Benni fuma sul balcone, ha il suo cimitero di lavatrici negli occhi.

Una vecchia trascina una sporta sul pianerottolo.

Le cose scorrono nei cassetti, le persone passano dalle porte, ingrassano, non ci passano più, si fanno i colpi di sole.

Va tutto bene, dicono gli scaffali. Tutto bene, le mosche morte nel lampadario.

Libri vecchi e bottiglie vuote. Il caffè schizzato sui muri della cucina.

L’onere più gravoso sarà tirare via quelle macchie nere dagli specchi.

Togli le scarpe dal divano, che si sporca.

Smells like posto fisso

Una volta stavo con un ragazzo che a casa sua non è che ci si può sedere dove ti pare, eh? E il papà sta a capotavola, la mamma a sinistra io a destra e te che sei l’ospite all’altro capotavola. Oh hai portato il dolce, non dovevi!

Vorrei poter dire che non è durata molto, ma ci sono voluti due ciddì di G. Allevi prima che lo lasciassi.

E sticazzi?

Però quello è un posto fisso che mi dava ai nervi. E noioso. E lontano dal confine texano.

Invece quello della foto è un altro posto fisso che di noioso però non ha proprio niente.

I miei meglio se si ammazzano però. E anche mio fratello.

Che puzza di noia e cavoli cotti. La puzza dei vecchi.

Sarà che sono a progetto, ma ora sento solo la parte dei cavoli teen spirit. Li assaggio. Amari.

 

w la fuga vol.II

RELATIVITÀ E ALTRE COSE CHE PUZZANO

E che un elogio della fuga l’avevo fatto appena pochi post fa.

       Penso a quando sono scappata io, e, di solito, ho sbagliato.
       Poi penso a quando sono rimasta sola, e qualcun altro è scappato.

Forse è solo un esperimento per vedere se riesco a scrivere senza guardare mai la tastiera.

E scrivo cazzate su cose che non conosco assolutamente ascoltando questa.

N.1 – Non so se faccio bene a scrivere questo post. Intanto perchè è domenica, poi perchè sono in Dire Straits mood e infine perchè non ho voglia di elenchi e infatti il vero terzo motivo per cui non faccio bene neanche me lo ricordo.

Peccato che fosse quello davvero determinante, per cui mi tocca andare avanti.

Domanda: quanto difficile diventa parlare di libertà quando ci sono di mezzo i sentimenti? Vi dirò, (“Vi dirò” – minchia se sto invecchiando male) neanche un po’.

Domanda: perchè non te ne sei stata a casa tua? [L'ironia non è di questi giorni, no. Ma ringraziamo Sir Oliver Skardy per i suoi interventi sempre meravigliosamente appropriati.]

Mio padre mi diceva che quando vuoi bene a qualcuno ti accontenti di stare sull’uscio a guardare se è felice.

Da soli si può sorridere forte, gridare un sacco di luce. Penso che papà con noi spesso abbia fatto così, penso che anche in questo momento sia lì, sull’uscio, che ci tiene d’occhio. Creepy.

N.2 – Mi sono proposta di evitare gli aforismi da diario delle medie. Stringo i denti.

Ma ho molti pensieri dolcissimi.

E all’ombra che scappa voglio dire solo che non farò mai niente per fermarla, anche se potrebbe farmi male, e mi si potrebbero gelare le chiappe sulla panchina.

Che a scappare non c’è niente di male, che lasciare i compagni feriti per terra a sanguinare non è una colpa, è un interrogativo etico, roba che non mi sogno neanche di affrontare.

Anche perchè finirei a fare un’apologia della mia modestia, e l’apologia della modestia è un ossimoro che, come direbbe qualcuno, “ti fotte il cervello”.

(Certo che sto mentendo. Sarò la prima a correrti dietro, o la seconda, ginocchio del cazzo.

Però, quando finalmente ti raggiungo, in un solo momento mi accorgo che sono di troppo.

E allora fanculo, c’è una nuvola di torto marcio, su tutti quanti.

Ridiamoci su, che c’è una puzza tremenda.)

O. di un clown, ma col lieto fine

Dove O non sta per Opinioni, nè per Otello, bensì per Onanismo.

Ma quello non è sempre a lieto fine?  Parli del libro?  Bello il nuovo taglio.  Ah.  No ma continua.

Ieri Trento è improvvisamente diventata T r e n t o, è sceso il freddo e io sono finita da Golden Point a comprarmi un paio di parigine blu.

Mentre sono in coda comincio a rovistare nella borsa E NO questo in realtà doveva servirmi a dare coerenza narrativa alla questione, che però di coerente ha gran poco, e sta diventando già più lunga di quello che dovrebbe essere e nel tempo di leggere questo paragrafo sta cosa era già successa almeno sette otto nove troppe volte tanto che ora non me la ricordo più.

[Un clown si è avvicinato alla vetrina, si è sbottonato il panciotto e ha iniziato a menarselo sotto il costume. Le soluzioni sono molteplici:       (lunghi viaggi in treno, sì)

1. A Trento c'è come al solito una legge speciale che regola gli atti osceni in luogo pubblico commessi dai clown e menarselo sotto il costume è prassi consolidata.

2. Sono una persona orribile e lui stava solo shakerando i fermenti lattici nel flaconcino. Sotto il costume. All'altezza del pacco. Sì.

3. Andrà come per il terremoto di una settimana fa, quello che ho sentito solo io. Tra una settimana attenti a cosa succede dietro alle vostre finestre. Io vi ho avvisati.

Per fortuna Golden point ha degli articoli ipnotici e tutto ciò che accade fuori dalle sue vetrine diventa invisibile ai suoi clienti. O forse in Trentino vige un'omertà che Cosa Nostra è la bocciofila.]

P.s. ”Opinioni di un clown”: leggi le opinioni e compara i prezzi. (E sì, anche stavolta true story).

P.p.s. L’influenza sta passando, e va bene. E non sono solo chiacchiere da ascensore.

Quando non sono in giro a guardare i clown che si spippano ho una vita molto felice, in cui ci sono tante persone belle e una delle più bellebellissime è stata mia nonna.

Quando le amputarono la gamba, almeno quindici anni fa, andammo a Napoli a trovarla.

Non sono brava in queste cose. Non lo sono ora e non lo ero di sicuro quindici anni fa, quindi bofonchiai una cosa come

“Ehi, nonna. Come stai?”

E sotto la coperta che si teneva sulla coscia mutilata, esattamente come so che farebbe anche ora, con quello stesso identico sorriso che mi mastica dentro ogni volta che mi sveglio dopo averla sognata, lei mi rispose:

“Eh, nennè. Pe’ furtuna ca ce sta ‘a salute”

la corona di gallo magno

Lavorando a scuola non ho capito molte cose, ma su una non ho dubbi:

Nelle scuole elementari si applicano le stesse leggi dell’aia.

All’ ingresso dell’unico maestro maschio, che nel 90% dei casi insegna religione, la sala insegnanti diventa un pollaio imbarazzante. (O se preferite un incredibile postribolo. Ma se lo fate preferite male.)

Roba che ho rivalutato le potenzialità delle caviglie. Caviglie #arethenew coda.

Non si può capire quanto bene ci si possa scodinzolare.

Non auguro a nessuno di assistere all’approccio seduttivo di una maestra di mezz’età con il virgulto fresco di studi teologici, RaiUno, cazziemmazzi.

Per farvi un’idea, immaginate Angela Lansbury che si masturba con un attizzatoio.

P.s. mi hanno detto che il nuovo nome del blog ricorda Petrosino, Matrio-Ska, Cetriolo e Vetriolo.      A me va bene tutto, anche se la spiegazione è molto più semplice, se avete ascoltato l’audio di Barry Lindon al contrario.

 

W LA FUGA – Elogio del fuggitivo

Fuggitivo e non fuggiasco perchè il secondo rima con Vasco, e il “ghibellìn fuggiasco” mi ha sempre fatto ridere.

E poi perchè Harrison Ford e ciao.

A volte scappo anch’io.

E mi sento molto più onesta così, punto.

Non so biasimare chi scappa, quando non è il capitano di una nave.

Fuga dei cervelli, fuga di gas, ma va’ in fuga, l’arte della fuga, galline in fuga.

Che ragionamento è “prima o poi resterai da sola”?

Oppure “se cancelli le persone dalla tua vita, finirai cancellata pure tu” – con la faccia spiritata e il dito alzato – ?

Se la proprietà commutativa non è un’opinione questo dovrebbe essere l’ultimo dei problemi.

E poi sono stufa marcia dell’ infelicità.

L’infelicità vera la fai e basta. Ci sguazzi dentro, te la spalmi sul pan carrè e ti fa pure compagnia.

Il resto è vuoto, vuoto cosmico e una manciata di merda.

I soldi fanno che hai tempo di pensarci, a queste stronzate.

L’infelicità è una cosa da proprietari terrieri.

Io ho un pesce, qualche libro e una piantina di prezzemolo.

Andasse proprio male mi resterebbe addirittura il condimento.

ARBEIT MACHT FRY

Novità 2012:

1. Mi hanno assunta alla Planet Express. E questa resterà la più credibile delle mie scuse ufficiali per tutto l’anno. Scuse per le condizioni in cui tengo la scrivania, certo.

[scusa n.] 2. Mi hanno sbattuta in galera come prigioniera politica e sobillatrice di pulci e improbabili portatori sani di demenza senile.

Ho provato a fare la rivoluzione, ma come al solito c’era l’infiltrato che mentre distribuisco le armi se ne esce con “Ehi, no, a me la birra non piace”. E tra pacche e strette di mano rimango sola, seduta in mezzo ai volantini. Aspetto che vengano ad ammanettarmi senza accendermi nemmeno una sigaretta.

3. Ho pure un consiglio: quando vuoi uccidere un ego ipertrofico l’unica soluzione è farlo esplodere. La regola dei palloncini, chiaro? I palloncini. Cosa succede se li sgonfi? Fanno schifo, si rattrappiscono, ma restano lì. Se non avete l’ironia e l’acume di uno spillo, abbiate la creanza di farci saltare con stile.

4. Dovremmo avere tutti dei gesti preferiti. Per esempio, a me piace quando uno si allenta la cravatta. Nei film che ho visto questa settimana succede almeno tre volte. E ogni volta penso a questo perchè sono malata, o perchè sto finendo le calze, o semplicemente è già di nuovo lunedì mattina.

Poi mi piace quando una donna scoppia a ridere e butta la testa all’indietro e se ne sbatte. Ma questa è un’altra storia.

5. Ho già detto che non sono brava con gli elenchi?

6. Se hai finito i cerotti a me sta benissimo anche lo scotch, non mi faccio problemi. Nessuno dovrebbe farsi problemi. A fare o a dire niente. A ballare sguaiatamente e ridere fino a vomitare. Salvatevi da soli, che Leela deve lavorare.

Intanto va così, ora magari metto a posto la scrivania, che poi salta sempre fuori qualche sorpresa.

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