lunedì sbrocchi

Standard

che ansia

BANALITÀ, -B, +À

LE COSE CAMBIANO

la gente cambia

i sentimenti si accavallano

i cavalli si sfilacciano

gli sfilacci si mangiano

avete rotto i coglioni

SONO STUFA DELLA GENTE CHE AUGURA BUON COMPLEANNO A KAFKA

povero kafka con le zampette di ragno sapete che quando vi mettete male il mascara si dice proprio zampette di ragno

#SONO #STUFA #DEGLI #HASHTAG #USATI #COME #CARTA #IGIENICA

e basta anche a “no no ma ci sentiamo sì sì”

non era meglio “be’ dai magari la prossima volta facciamo proprio finta di non vederci che non stiamo qui a domandarci <e a te come vaaa?> diciotto volte senza nemmeno risponderci” ?

e basta farsi sentire e “digitazione…” e sapete che c’è ancora chi invia gli MMS?

E chi cita il Piccolo Principe. E andiamo tutti in Australia o a fare gli hipsters a Tubinga.

I lunedì sono tutto uno scuotere la testa allargando le braccia.

Procuratevi tutti un soffitto con cui chiacchierare, che le crepe hanno tanto da insegnarci.

ero in bottega ticchettà

Standard

 

pula

Oggi ho preso la bici e sono andata contromano in via Cappello.

Il motivo per cui andavo contromano in via Cappello è molto semplice: non mi andava di fare il giro largo.

All’altezza di Douglas ovviamente compare la volante della polizia, seguita a breve distanza dal poliziotto in bicicletta che mi fulmina con lo sguardo e urla “MA INSOMMA SIGNORA NON LO SA CHE NON SI VA IN BICI IN VIA CAPPELLO?”

Io non scendo, più per pigrizia che per ostinazione.

E un po’ anche perché quel “SIGNORA” mi ha un tantino offesa. E anche il tono. Insomma sto ferma con un piede a terra.

Gli faccio desolata “oh, scusi, non lo sapevo, grazie mille!”

Lui fa un cenno con la testa e si allontana soddisfatto.

Ma io mica sono scesa.

Boh.

Magari aveva solo bisogno di parlare con qualcuno.

Forse dovrebbe aprire un blog.

Butto lì eh.

Ciao

 

giacomo di cristallo

Standard

CHI?”

“Giacomo di cristallo. Che cazzo di infanzia hai avuto?”

“Ma cos’è, Rodari?”

“Le favole al telefono, dai, ovvio.”

“Boh. Dai ma spiegami, non posso ricordarmi tutto.”

 

“Niente, c’è questo bambino, Giacomo, che, guarda, ora a dirti la verità non mi ricordo benissimo, ma in sostanza è trasparente, e per questo viene chiamato Giacomo di cristallo.”

“Ah ma aspetta ho capito dai. Che gli leggono nel pensiero.”

“Sì, sì, quello. Lui pensa una cosa, metti che dica una palla ok? E ciao. La gente lo vede subito che nel suo cervellino trasparente c’è una cosa neranera e capisce che sta mentendo.”

“Fico.”

“Eh mica tanto dai.”

“Be’ dipende. A volte farebbe comodo. Magari a comando.”

“Sì ma che senso avrebbe a comando, scusa?”

“No, vero. Magari a volte puoi oscurare il pensiero, per cortesia. Come quando c’è la finlandese qui in erasmus e ti giri verso il tuo amico per dire – minchia che pezzo di fregna lancinante – e poi torni a parlare in inglese.”

“Sì, carina una cosa così. Magari basta dimagrire un po’. Fino a lasciare solo le ossa. Tra le ossa i pensieri.”

“La finiamo con le stronzate? Dai che mi viene fame.”

“Che chiodo dai, era tanto per parlare. Ti va una pizza?”

“Prosciutto e funghi per me. Doppia pasta va’, che poi non mi leggi i porconi cerebrali.”

“Fanculo. Dai, dettami il numero.”

fenomenologia equina

Standard

(In effetti ultimamente ce l’ho un po’ con Svankmajer, ma stasera volevo proprio farmi un giro qui.)

 

 

 

 

 

Ve li ricordate gli Houyhnhnms, i cavalli perfetti e razionali di Gulliver?

Esseri superiori, privi di passioni e sentimenti. Non mi sono mai piaciuti, i cavalli.

Sarà che vivo sopra un macellaio e la sua enorme insegna rossa “CARNI EQUINE” e perché la nonna mi passava una mano sugli occhi quando scaricavano i pezzi di carne dal camion.             Ah, la carne è buonissima.

Certi giorni mi sveglio che sono anch’io un Houyhnhnm. Che mi dovete iniettare sangue e idee.

Ubriacarsi di noia è del tutto legittimo. Stordirsi di nulla. Di domenica poi lo faccio senza moderazione. Mi riempio la bocca di tonno e roba che finisce in -à.

Poi mi lavo i denti, mi passo il mascara e spero basti almeno fino a domani.

È bello essere cavalli, anche solo per un’ora.

Non ho mai concepito il tradimento. Per questo non conosco gelosie.

Lascio che il cinismo mi salvi e mi uccida ad intervalli irregolari.

Sapete qual è un intervallo regolare? La roba che mi fa scrivere queste stronzate, il premestruo. Allungatemi un buscofen e ricordatemi quanto sono bella quando sto zitta e friggo le cotolette di puledro.

w la fuga vol.II

Standard

RELATIVITÀ E ALTRE COSE CHE PUZZANO

E che un elogio della fuga l’avevo fatto appena pochi post fa.

       Penso a quando sono scappata io, e, di solito, ho sbagliato.
       Poi penso a quando sono rimasta sola, e qualcun altro è scappato.

Forse è solo un esperimento per vedere se riesco a scrivere senza guardare mai la tastiera.

E scrivo cazzate su cose che non conosco assolutamente ascoltando questa.

N.1 – Non so se faccio bene a scrivere questo post. Intanto perchè è domenica, poi perchè sono in Dire Straits mood e infine perchè non ho voglia di elenchi e infatti il vero terzo motivo per cui non faccio bene neanche me lo ricordo.

Peccato che fosse quello davvero determinante, per cui mi tocca andare avanti.

Domanda: quanto difficile diventa parlare di libertà quando ci sono di mezzo i sentimenti? Vi dirò, (“Vi dirò” – minchia se sto invecchiando male) neanche un po’.

Domanda: perchè non te ne sei stata a casa tua? [L’ironia non è di questi giorni, no. Ma ringraziamo Sir Oliver Skardy per i suoi interventi sempre meravigliosamente appropriati.]

Mio padre mi diceva che quando vuoi bene a qualcuno ti accontenti di stare sull’uscio a guardare se è felice.

Da soli si può sorridere forte, gridare un sacco di luce. Penso che papà con noi spesso abbia fatto così, penso che anche in questo momento sia lì, sull’uscio, che ci tiene d’occhio. Creepy.

N.2 – Mi sono proposta di evitare gli aforismi da diario delle medie. Stringo i denti.

Ma ho molti pensieri dolcissimi.

E all’ombra che scappa voglio dire solo che non farò mai niente per fermarla, anche se potrebbe farmi male, e mi si potrebbero gelare le chiappe sulla panchina.

Che a scappare non c’è niente di male, che lasciare i compagni feriti per terra a sanguinare non è una colpa, è un interrogativo etico, roba che non mi sogno neanche di affrontare.

Anche perchè finirei a fare un’apologia della mia modestia, e l’apologia della modestia è un ossimoro che, come direbbe qualcuno, “ti fotte il cervello”.

(Certo che sto mentendo. Sarò la prima a correrti dietro, o la seconda, ginocchio del cazzo.

Però, quando finalmente ti raggiungo, in un solo momento mi accorgo che sono di troppo.

E allora fanculo, c’è una nuvola di torto marcio, su tutti quanti.

Ridiamoci su, che c’è una puzza tremenda.)

W LA FUGA – Elogio del fuggitivo

Standard

Fuggitivo e non fuggiasco perchè il secondo rima con Vasco, e il “ghibellìn fuggiasco” mi ha sempre fatto ridere.

E poi perchè Harrison Ford e ciao.

A volte scappo anch’io.

E mi sento molto più onesta così, punto.

Non so biasimare chi scappa, quando non è il capitano di una nave.

Fuga dei cervelli, fuga di gas, ma va’ in fuga, l’arte della fuga, galline in fuga.

Che ragionamento è “prima o poi resterai da sola”?

Oppure “se cancelli le persone dalla tua vita, finirai cancellata pure tu” – con la faccia spiritata e il dito alzato – ?

Se la proprietà commutativa non è un’opinione questo dovrebbe essere l’ultimo dei problemi.

E poi sono stufa marcia dell’ infelicità.

L’infelicità vera la fai e basta. Ci sguazzi dentro, te la spalmi sul pan carrè e ti fa pure compagnia.

Il resto è vuoto, vuoto cosmico e una manciata di merda.

I soldi fanno che hai tempo di pensarci, a queste stronzate.

L’infelicità è una cosa da proprietari terrieri.

Io ho un pesce, qualche libro e una piantina di prezzemolo.

Andasse proprio male mi resterebbe addirittura il condimento.

Post-Ribolo

Standard

Che poi la signora Iva 21% Zanicchi quella sera fece di tutto per trovare una scusa, alzarsi e allontanarsi da quell’incredibile postribolo televisivo. A volte ci penso, scuoto la testa e giro gli occhi verso il cervello.

Lì c’è il solito lavavetri che pulisce fuori ma non può spannarmi la condensa cerebrale.

A fianco l’uomo col bandoneon, quello vestito da Michael Jackson, la smutandata e l’indiano delle rose che una volta mi ha vista piangere e si è fermato a vedere come stavo.

Ho perso da poco l’abitudine di piangere per strada ma ricordo una per una tutte le facce degli sconosciuti che si sono fermati a farmi una carezza, o se ne sono fregati, o hanno pensato che fosse una crisi d’astinenza e hanno cambiato strada.

Che poi no, f a n c u l o.  Avete vinto voi, mi dimetto, anch’io, non mi firmerò più in nessun modo.

C’è un punto al di sopra della spalla in cui le donne riescono a vedersi abbastanza distintamente tette e culo senza incrociare gli occhi. Inutile dire che ho provato. Non succede niente, ma almeno vi staccate un minuto dai social networkz.

Fine dei chiarimenti maldestri, delle ec-citazioni false. Da questo momento solo Bibbia. Bibbia e fondi di caffè, quando le due cose non coincidono.

Mi si è impallato il disco sotto la lingua, per cambiare lato userò il piercing come puntina.

Inopportunamente non vostra,

prosciuttepardò